Luoghi di lavoro, caldo estivo e rischio microclimatico
10/07/17 Capacità fisiche, muscolari e cognitive ridotte, aumento del rischio di infortunio e calo della produttività
Il rischio microclimatico è un rischio che dipende dalla non correttezza dei parametri termici che caratterizzano un luogo di lavoro, con particolare riferimento ai luoghi di lavoro chiusi. Un rischio che, a seconda delle diverse situazioni e ambienti, può portare uno stress termico, il cosiddetto discomfort termico, oppure può anche arrivare a costituire un pericolo immediato per la salute. Ed è evidente che tale rischio da microclima tende generalmente ad aumentare con la stagione estiva e il conseguente innalzamento delle temperature esterne. Per parlare, proprio in questo periodo estivo, di rischio/stress termico e di microclima, facciamo riferimento ai contenuti di un documento correlato al progetto Impresa Sicura, un progetto multimediale – elaborato da EBER, EBAM, Regione Marche, Regione Emilia-Romagna e Inail – che è stato validato dalla Commissione Consultiva Permanente come buona prassi nella seduta del 27 novembre 2013 e che ha affrontato in questi anni il tema della sicurezza in vari comparti lavorativi. Nel documento “ Settore agroalimentare_La lavorazione della carne” un intero capitolo è dedicato al microclima con riferimento a varie tipologie di ambiente: – ambiente termico moderato: “ambienti di lavoro dove lo sforzo che deve compiere il sistema di termoregolazione del corpo umano per adeguarsi alle temperature ambientali è moderato; – ambienti termici severi caldi: ambienti di lavoro nei quali è richiesto un notevole intervento del sistema di termoregolazione del corpo umano per diminuire il calore che potenzialmente si accumula sul corpo, dovuto alle alte temperature dell’ambiente di lavoro (orientativamente ta>30 °C); – ambienti termici severi freddi: ambienti di lavoro che richiedono al sistema di termoregolazione un notevole sforzo per limitare l’eccessiva perdita di calore e quindi la eccessiva diminuzione di temperatura del corpo umano, dovuta a temperature ambientali molto basse (orientativamente ta<10 °C)”. Soffermandoci in particolare sugli ambienti termici moderati, il documento ricorda che generalmente in questi ambienti “non si hanno patologie dirette collegate ad un discomfort termico”. Tuttavia si sottolinea che un ambiente lavorativo con condizioni microclimatiche di discomfort “può comportare tra l’altro il deterioramento delle condizioni e delle capacità sia fisiche-muscolari che cognitive, diminuendo la capacità di reazione ed aumentando il rischio di infortunio”. Inoltre “umidità relative fuori dal range 40% < Um < 60% possono causare un aumento crescente di batteri, virus, miceti, acari ecc. con aumento dei rischi di igiene”. Si segnala poi che è stato inoltre dimostrato che “condizioni di disagio termico comportano una diminuzione anche della produttività”. Riguardo poi alla valutazione del microclima si indica che per il giudizio sul microclima (UNI EN ISO 7730), sia di ambienti moderati che di ambienti severi, si fa generalmente “ricorso ad ‘indici sintetici’ (che esprimono in un unico valore tutti i parametri) che vengono confrontati con standard di riferimento. Per il calcolo di questi indici sono necessarie misure specifiche effettuate da tecnici competenti dotati di apposita strumentazione. Il loro impiego è necessario per una valutazione precisa e in particolare per valutare situazioni di stress e per il controllo di impianti di condizionamento”. Concludiamo questa breve disamina sul rischio microclimatico riportando una serie di utili azioni di prevenzione. Infatti il documento indica che il datore di lavoro “già in fase di progettazione dell’edificio aziendale deve prevedere un buon isolamento termico dell’edificio e delle superfici vetrate, una sufficiente aerazione naturale tramite, un numero adeguato di finestrature apribili. Tali finestrature non devono essere distribuite da un solo lato dell’edificio ma in maniera omogenea. Vi deve essere inoltre la possibilità di schermare l’irraggiamento solare diretto, mediante dispositivi più o meno oscuranti quali tende alla veneziana, frangisole e pellicole riflettenti”.

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