La contaminazione microbiologica degli ambienti di lavoro

Da una pubblicazione del 21/7/2017 riguardante la contaminazione microbiologica delle superfici

Si potrebbe pensare che i rischi correlati alla contaminazione microbiologica e alla trasmissione di agenti infettivi possano riguardare solo alcuni ambienti di lavoro, come il settore sanitario. In realtà la contaminazione, con trasmissione di patogeni presenti su superfici ambientali, riguarda anche molti altri ambienti lavorativi sia outdoor (ad esempio allevatori, agricoltori, lavoratori degli impianti di compostaggio, …), che indoor (ad esempio negozi, scuole, uffici, palestre, ristoranti, centri commerciali, …). Ci soffermiamo dunque su quanto indicato relativamente alla contaminazione microbiologica delle superfici di alcuni ambienti di lavoro con particolare riferimento agli ambienti non sanitari. Ad esempio si indica che infezioni causate da ceppi di Staphylococcus aureus meticillina resistente (MRSA) sono state documentate “anche tra il personale che lavora a stretto contatto con gli animali, come allevatori, agricoltori e veterinari (Voss et al., 2005; Garcia-Graells et al, 2012 a). La trasmissione di questi ceppi batterici può avvenire a seguito del contatto diretto con gli animali, oppure con le superfici ambientali o mediante la manipolazione di carne contaminata (Petinaki e Spiliopoulou, 2012)”. Inoltre anche gli addetti agli impianti di trattamento delle acque reflue o allo smaltimento di rifiuti solidi “possono entrare in contatto con diversi agenti patogeni, quali Enterococcus spp., Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Leptospira spp., Pseudomonas spp., Salmonella typhi, Shigella spp., enterovirus, rotavirus, virus epatitici, Entamoeba histolitica, Giardia lamblia, Ascaris lumbricoides, ecc”. Veniamo agli ambienti indoor. Alcuni ricercatori nel 2005 hanno “valutato la carica batterica totale in circa 200 campioni prelevati da superfici di negozi, asili nido, uffici, palestre, ristoranti e attrezzature da gioco per bambini, ecc. Il 93% dei campioni è risultato contaminato, in alcuni casi con concentrazioni batteriche molto alte”; “in 60 campioni prelevati da superfici ambientali sono stati isolati anche coliformi (7%) e batteri fecali (1,5%)”. Uno studio (Elsergany et al.) ha verificato che, “su un totale di 224 campioni prelevati da superfici di 4 diversi centri commerciali a Sharjah (Emirati Arabi Uniti), l’80% di essi mostrava cariche batteriche totali con valori medi da 500 a 1500 UFC/cm2 (a seconda della tipologia di superficie esaminata), con presenza di Staphylococcus aureus”. Mentre Shaughnessy et al. (2013) “hanno raccolto 6480 campioni da superfici diverse (banchi, porte, tavoli mensa e lavelli e dei bagni) di 27 scuole elementari nel sud-ovest degli Stati Uniti e misurato i livelli di ATP prima e dopo gli interventi di pulizia, proponendo un approccio standardizzato per la valutazione dell’efficacia degli interventi di pulizia e per individuare range di accettabilità dei livelli di ATP negli ambienti scolastici”. Ricordiamo che nel documento tra le tecniche di campionamento e analisi è descritto nel dettaglio anche l’ATP bioluminescenza. Alcuni campionamenti sono stati eseguiti in ambienti domestici, con riferimento particolare alle cucine. Infatti nelle cucine di 4 case “sono stati rilevati batteri su 80 superfici diverse”, ad esempio “sono stati identificati batteri appartenenti ai generi Actinobacteria, Bacteroidetes, Firmicutes e Proteobacteria. Le comunità maggiori sono risultate associate a superfici non frequentemente pulite, come fornelli, porte dei frigoriferi o dei refrigeratori e pavimenti”. Inoltre uno studio (Cetin et al., 2012) ha valutato l’incidenza di alcune popolazioni microbiche sulle superfici di diversi impianti di lavorazione della carne rossa. In definitiva dalla letteratura emerge chiaramente “quanto il problema della contaminazione delle superfici in ambienti lavorativi e non, sia percepito e confermato dai risultati dei monitoraggi microbiologici effettuati e come le misure da attuare per la prevenzione e il controllo della contaminazione debbano necessariamente prevedere la programmazione di monitoraggi microbiologici ambientali, l’utilizzo di idonei disinfettanti e la valutazione dell’efficacia degli 1 interventi di pulizia e disinfezione condotte sulle superfici”.

Tuttavia qualora gli interventi in fase di progettazione non portino ad un adeguato microclima, “per adeguare gli ambienti ad un comfort termico accettabile per i lavoratori è possibile procedere seguendo le seguenti modalità di intervento:

– dotarsi di impianto di condizionamento estivo e di impianto di ventilazione estivo in modo da regolare i parametri temperature ed umidità ambientali conformemente alle normative tecniche;
– aumentare in generale l’umidità ambientale in inverno e diminuire l’umidità ambientale in estate;
– ridurre od aumentare la ventilazione dei locali a secondo del disagio termico dei lavoratori;

– evitare di affollare troppe macchine o personale in pochi locali, ciò aumenterebbe le fonti di calore;
– schermare le superfici calde radianti interne ad esempio le superfici di macchine che riscaldano eccessivamente;
– potenziare l’impianto di riscaldamento e condizionamento;
– adozioni di sistemi di apertura e chiusura dei portoni che riducano al minimo gli scambi termici tra l’esterno e l’interno (porte a barriera/lamina d’aria ecc..), compatibilmente con le esigenze di sicurezza per l’evacuazione in caso di emergenza;
– posizionamento delle postazioni fisse di lavoro a distanza dalle porte che si affacciano su ambienti esterni troppo freddi o troppo caldi ecc.;
– dotazione nei diversi ambienti di termostati o regolatori della velocità dei ventilatori, permettendo ai lavoratori di regolare i parametri microclimatici più vicini alle proprie esigenze”.

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